giovedì 18 ottobre 2012

Volare in bellezza: i top beauty tips di British Airways

Affrontare un volo aereo con i propri bambini è per molte mamme una notevole fonte di stress sia prima, durante che dopo il viaggio. Di sicuro, nel caso in cui siate costrette a imbarcarvi senza marito/compagno, non potrete di certo "volare in bellezza". In parole povere non potrete fare, tra le altre cose, un salto alla toilette per rinfrescarvi il trucco e, una volta rimessi i piedi a terra, avere così un'espressione fresca e rilassata. Nel caso in cui invece vi trovaste in volo per un viaggio piacere a due, magari per festeggiare un anniversario, o nelle peggiori delle ipotesi per un viaggio di lavoro, ecco alcuni piccoli suggerimenti che ci regala l'assistente di volo Rachelle Carter della compagnia aerea British Airways per scendere dall'aereo con un aspetto riposato, che non lasci intravedere lo stress delle ore di viaggio sul viso.

1) Il primer, indispensabile per garantire al trucco una maggiore durata. Se anche ci si abbandona ad un sonno profondo, il primer manterrà tutto al suo posto, assicurando al risveglio una pelle pronta all’atterraggio.

2)Un buon primer da solo però non basta; è infatti necessario che sia seguito dall’applicazione del giusto fondotinta che doni un colorito uniforme all’incarnato, mantenendolo inalterato fino a 15 ore di volo.

3) Molti studi hanno dimostrato che l'aria all'interno di un aeromobile è secca quanto quella del deserto del Sahara. Diventa allora fondamentale mantenere il giusto livello di idratazione della pelle, bevendo almeno 2 bicchieri d'acqua ogni ora ed evitando bevande alcoliche.

4) Se si pianifica un sonnellino di alcune ore, invece, perché non cogliere l'opportunità di coccolare un po' i propri piedi? Avvolgeteli in uno strato di crema idratante e indossate dei calzini di spugna (British Airways ne mette a disposizione un paio per viaggiatori), sarà possibile ottenere una mini pedicure in volo.

5) E se al risveglio i capelli risultano ingestibili, l'uso di un shampoo secco è una vera benedizione dal cielo. Disponibile in piccole misure ideali per il viaggio e amatissimo dalle hostess di tutto il mondo, è perfetto da tenere in borsa e da usare poco prima dell'atterraggio.

6)Infine, l'irrinunciabile salvietta rinfrescante, da utilizzare prima di abbandonare l'aereo per infondere una sensazione di pulito generale. In commercio ce ne sono davvero per tutti i gusti: basta individuare la profumazione che più ci aggrada e la freschezza è assicurata.

Tutte le mamme viaggiatrici che non potranno approfittare delle ore di volo per concedersi un sonnellino o massaggiarsi i piedi in volo, si consolino con un buon rossetto, degli occhiali da sole e una pashmina. Tutti accessori da non farsi mancare nel beauty case e in borsetta. Vi aiuteranno, infatti, a nascondere i segni più evidenti della stanchezza….almeno fino alla hall degli arrivi!

martedì 16 ottobre 2012

Porta il tuo bambino da McDonald's scoprirai che...

Mc Donald's lascia la Galleria. E il suo addio si preannucia caro per il Comune di Milano. La cosa certa è che il portafogli di un buon numero di milanesi ne sentirà la mancanza. Credo mancherà anche a un po' di turisti. Mica tutti possono permettersi un pranzo in uno dei tanti locali alla moda di Milano. Chi mangia da McDonald's ha poi una certezza: che in ogni parte del mondo si trovi troverà lo stesso identico sapore. Per scoprirlo non c'è bisogno neanche di cambiare città. Che l'happy meal comprato a Milano in via Antonini è uguale a quello acqusitato sempre a Milano, ma in Piazza S. Eustorgio, l'ha capito anche il mio piccolo di casa.

Del resto su McDonald's si può dire tutto ma non che non sia family oriented. Per molte famiglie è l'alternativa più economica (ma sicuramente meno salutare) a un pranzo/cena fuori casa (per la fascia 3-8 anni, la media di frequentazione dei ristoranti McDonald's è di 1 volta ogni 3 settimane, si legge sul sito ufficiale). Ma non è tutto. I carrelli che si trovano vicino al bancone aiutano mamma e papà a districarsi con i vassoi tra borse e cappotti. Nelle toilette, che ho notato puliscono con una certa frequenza soprattutto negli orari di massima frequenzazione, si può trovare un comodo coprifasciatoio per il cambio del pannolino. E se ci sono bebé basta procurarsi il seggiolone e richiedere il servizio di scaldabiberon.

I bambini poi possono mangiare con le mani senza essere additati come maleducati/incivili e dopo aver consumato il pranzo giocare nell'area giochi attrezzata mentre i loro genitori si godono un momento di relax o di svago (i ristoranti McDonald's sono dotati di connessione Wi-Fi e connessione internet illimitata, ma di solito mentre Giulio gioca io preferisco leggere la copia del Corriere della Sera messa a disposizione dei clienti). Ah, dimenticavo. Recentemente nei McDonald’s milanesi si può pagare senza usare la moneta in modo veloce e sicuro (la fase di test si è conclusa con successo nella città lombarda e nel Lazio ed è attualmente in fase di completamento in tutti i ristoranti McDonald's d'Italia). Basta avvicinare la propria card, il proprio smartphone o un altro apparecchio abilitato al terminale che si trova sul bancone per evitare code. Del resto siamo o non siamo nel regno del fast food?

lunedì 15 ottobre 2012

"Bice" non è un posto per bambini (piccoli)

L'ossobuco con risotto alla milanese di Bice è un'esperienza che ogni Milanese ed ogni turista in visita a Milano, dovrebbe provare almeno una volta nella vita. Ma se avete figli in età ancora da biberon o pappette meglio aspettare che siano un po' più grandicelli.

Se solo qualche anno fa noi avessimo mai programmato un pranzo domenicale in questo locale storico del quadrilatero milanese, sono quasi certa che non lo avremmo apprezzato nel giusto modo. Tutta colpa dei tavoli troppo ravvicinati (per non parlare delle toilette così strette che un cambio di pannolino sarebbe un'impresa da Guinness), che non ne fanno decisamente un locale family friendly.

In poche parole Bice non è il massimo per le coppie con prole al seguito (un passeggino, o peggio ancora un seggiolino da tavola, ingombrerebbe troppo tra un tavolo e l'altro). Del resto il locale, come ci ha confermato il cameriere, è frequentato soprattutto da stranieri, russi in primis ("Per fortuna ci sono i russi", è stato il suo commento) e si presta, anche per la zona, a lunch di lavoro. Meno per pranzi in famiglia, anche solo per le effusioni amorose a cui gli ospiti stranieri si lasciano andare (nulla comunque a che vedere con la scena in cui la protagonista del film Harry ti presento Sally simula un orgasmo, ma poco ci manca).

Detto questo gli antipasti non sono abbondanti. Il riso alla milanese con ossobuco forse è fin troppo, considerata la pesantezza intrinseca del piatto stesso. Discreta la carta dei vini (viste le nuove norme del codice della strada la possibilità di optare per bottiglie da mezzo litro ci sembra ottima). Sui dessert nessun commento. Eravamo così "pieni" che abbiamo preferito passare subito al caffè. Sembra però che sia assolutamente da provare il tiramisù della casa.  

Da un punto di vista puramente logistico, meglio raggiungere il locale coi mezzi pubblici o in taxi (nelle vicinanze la metropolitana gialla). I prezzi dei parcheggi in zona, come quello del menu, sono adeguati al quartiere. Ed è proprio la vicinanza al centro che fa di Bice un buon punto di partenza per una passeggiata nelle vie dello shopping (per chi non lo sapesse via Borgospesso è una traversa di via Monte Napoleone e via della Spiga) e un giro in centro (il locale si trova a due passi dal Duomo). Insomma l'ideale per una domenica ecologica.

mercoledì 12 settembre 2012

La Buca di Bacco un posto per grandi e piccini

In Liguria c'è solo l'imbarazzo della scelta su dove mangiare pesce. Se vi capita di passare da Pietra Ligure non fate lo sbaglio di non fermarvi alla Buca di Bacco. Marco Sansone, il proprietario, vi stupirà. Dietro quei gesti un po' scontrosi e scorbutici  (sono ormai diversi anni che quando sono in vacanza ad Albenga faccio una puntatina nel suo locale) si nasconde un ristoratore d’altri tempi, molto attento anche ai piccoli ospiti.  Che il locale sia family friendly lo si capisce subito: i seggiolini per far accomodare i bambini al tavolo sono posizionati all’ingresso.  Se poi al momento della prenotazione si segnala la presenza di baby ospiti, il personale apparecchiata la tavola con bicchieri di plastica. Piccole attenzioni  che non tutti i ristoranti sono in grado di offrire. E la conferma l’ho avuta quest’estate.
Sicuro della qualità dei suoi piatti Marco Sansone non si spiega come mai la piccola di 4 anni con noi al tavolo, un’amichetta di spiaggia di mio figlio Giulio, si rifiuti di mangiare il piatto di pasta al sugo che la mamma le aveva ordinato. Una volta scoperto che a toglierle la fame è un’afta sulla punta della lingua, Marco Sansone si presenta con una boccetta di propoli per alleviarle la sofferenza. La bambina pur non apprezzandone il gusto si fa medicare. Poco dopo il piatto di pasta viene sostituito con uno di minestra (non ordinato) che la bimba sembra apprezzare molto.
Risolto questo piccolo problemino tecnico, in camicia, pantaloncini e scarpe da ginnastica Marco Sansone ci  presenta velocemente i piatti della giornata (tutte le volte che qui sono stata non ho mi è mai capitato fra le mani e ancor  meno  visto un menu scritto).  Il consiglio è di farsi guidare nelle scelta dei piatti e dei vini. E state certi che non mancherà di regalarvi delle chicche culinarie come quella di sfatare il mito (falso) che il pesce non si possa accompagnare con del buon vino rosso (al tavolo con noi c’è una signora che non può bere vino bianco la sera). Da provare il misto di antipasti caldi e freddi serviti in rapida successione. Così generoso da rendersi sazi. Chi, invece, avrà ancora spazio nello stomaco potrà scegliere tra un primo a base di pesce,vivamente consigliato dal proprietario (e non ne ho mai capito il perché) o un secondo. Su ogni tavolo trovate l'immancabile bottiglia di olio extravergine ed un barattolo di sale grosso appositamente selezionato per esaltare il sapore marino delle pietanze. E per finire una lista di dolci illimitata, tra cui spicca la pasticceria siciliana non a Km zero. Ma comunque buonissima.

giovedì 26 luglio 2012

Una sommelier per amica

Non c'è dubbio che il posto migliore dove trascorrere una serata in compagnia degli amici, senza darsi un gran da fare per trovare, ovviamente all'ultimo minuto, una baby-sitter per uscire la sera, è casa propria. Ma avere ospiti implica ovviamente qualche grattacapo. Per esempio. Alzi la mano chi non si è mai, almeno una volta nella vita, interrogato su quale vino offrire agli ospiti. Oppure su come servirlo, con quali cibi abbianarlo.Se siete tra quelle che di vino ne capiscono poco e non hanno la fortuna di avere un marito sommelier al loro fianco in cucina, non resta che farsi amica Adua Villa, sommelier professionista e affascinante divulgatrice enologica. Come?

Semplicissimo. Acquistando il suo ultimo libro. Pagina dopo pagina di Una sommelier per amica -Come scegliere i vini migliori (senza svenarti) per ogni occasione (Sonzogno Editore), in libreria dal 5 settembre, questa delizia dell'esistenza non avrà più segreti per voi.

Dalla semplice lettura dell'etichetta di una bottiglia a come questa va aperta e servita; dai migliori vitigni italiani all'analisi sensoriale fino alle sorprendenti combinazioni dei cocktail a base di vino, Adua Villa nel suo libro suggerisce come entrare nel modo giusto nel mondo del vino e consiglia come poter avere un consumo equilibrato e responsabile di vino e soddisfazione dei sensi.

Un itinerario a denominazione di origine controllata, dunque, pieno di piacevoli sorprese, arricchito da tanti consigli utili e pratici, e dal fuoco di un racconto così intenso che, forse, potrebbe finire per appassionare anche gli astemi.

Adua Villa è sommelier Master Class, consulente eno-gastronoma e docente nei corsi di formazione dell'Associazione Italiana Sommellier. Per dieci anni ha preso parte a La prova del cuoco, è conduttrice di Le stagioni su Alice tv ed è la voce femminiledi Decanter su Radio Due. Cura rubriche di gusto e vini su «Libero», «La Freccia» il mensile delle Ferrovie Italiane, è consulente per leiweb.it e saporie.com ed è tra gli organizzatori di Hitweek, il festival più seguito nel mondo di musica e italian food. I suoi consigli enogastronomici sono apparsi in SOS cuoca di Palma D'Onofrio (Sonzogno) e Pomodori sull’orlo di una crisi di nervi. La vera cucina gay in Italia di Alessandro Fullin e Stefano Chiara.

Cucina affittasi

L'idea di affittare un ristorante e di cucinare personalmente per i miei ospiti mi alletta proprio. Sono sicura che qualche d'uno obbietterà subito che invitare gli amici a cena fuori e mettersi dietro ai fornelli sia una cosa da pazzi. Perché far tanta fatica quando c'è uno chef che può pensare tutto a lui? Io, invece, trovo la cosa molto divertente. Cucinare in una cucina professionale deve essere molto eccitante.


A Milano è possibile cucinare in abito da sera e servire gli amici-ospiti contattando Kook sharing (kooksharing.it). Uno spazio ristorante nato dall'idea di due giovani ventenni milanesi, Claudio Garosci e Valeria Baggia, che affittano un locale, aperto 24 ore su 24, dotato di ben  tre cucine professionali, in zona Isola. 

Per chi invece preferisce far accomodare i proori ospiti in un risotrante "vero" c'è Al Graspo De Ua Restaurant Lounge (nella foto a destra) di San Marco, nella centralissima Rialto, a Venezia, a pochi passi dai mezzi pubblici e privati., che, dopo aver recentemente rinnovato gli arredi, ha aperto le porte dei suoi accoglienti locali per andare incontro ai sogni e alle passioni dei clienti. Su richiesta, il ristorante mette a disposizione il supporto di camerieri, barman, chef, fotografi e musica dal vivo. Modici i costi per poter disporre degli spazi. Al Graspo De Ua Restaurant Longe  ai 150 euro come contributo per riordino e pulizie, vanno aggiunti i coperti effettivi e le bevande consumate. 
Un'esperienza sicuramente da provare. Magari in occasione di un anniversarfio di nozze o di un compleanno.Difficile non sentirsi a casa.

domenica 22 luglio 2012

Il luogo di Aimo e Nadia

Tra i ristoranti da provare almeno una volta nella vita c’è sicuramente il luogo di Aimo e Nadia. Nato nel 1962 in via Montecuccoli, zona periferica di Milano, dove tuttora ha sede, per volontà di Aimo Moroni e Nadia, che qui hanno trascorso una vita insieme come martito e moglie, oltre che come inseparabili collaboratori in cucina, da semplice trattoria, nel corso degli anni, si è trasformata in uno dei simboli della gastronomia top  milanese. Che, a differenza di quanto si possa immaginare, portafogli permettendo (conto sui 90/110 euro a testa, bevande escluse), può rivelarsi il luogo ideale anche per una cena in famiglia. Meglio però con figli non più in età da passeggino (i tre gradini all’ingresso del ristorante non sono forse lì per caso).
Nonostante l’interno del ristorante, come già si intuisce guardando la facciata d’ingresso del locale dall’esterno, ricordi una galleria d’arte (alle pareti quadri di Paolo Ferrari, sui tavoli sono disseminate sculture, le poltroncine riproducono scorci di paesaggi che fanno somigliare a piccoli gioielli di design) l’ambiente è molto familiare (basta non fare caso al continuo movimento dei camerieri). A far respirare aria di casa è soprattutto lui: Aimo. L’uomo che ha fatto la storia della cucina italiana e che ora, nonostante non sia più dietro i fornelli, dove vi ha trascorso quarant’anni con la moglie Nadia, rimane l’anima del locale, oltre che un anfitrione senza eguali (a guidare il ristorante ora c’è la figlia Stefania, insieme a Nicola Dell’Agnolo, maître di sala, e a Fabio Pisani e Alessandro Negrini, i giovani cuochi che hanno raccolto il testimone di Aimo e Nadia).
Con la sua voce pacata ed educata Aimo è sempre in sala, gira tra i tavoli e dispensa consigli e racconta aneddoti di vita (in ottant’anni di cosa ne avrà viste!). Ecco allora che come un qualsiasi nonno (Aimo ha tre nipotini di 3, 5 e 7 anni) si dimostra, lasciatemi dire con cognizione di causa, molto preoccupato sulla qualità del cibo usato nelle mense scolastiche (si sa che Aimo è uno dei più grandi selezionatori di materia prima); ci consiglia di portare il piccolo a Collodi (Aimo è di origine toscana) e mentre il bimbo dimostra d'apprezzare molto il pane intinto nell'olio di Nocellara del Belice, ricorda i tempi in cui da bambino quello era il suo pranzo.
Trovarsi così vicino a un mostro sacro della cucina devo dire fa un certo effetto (ovviamente solo a noi adulti, una volta pagato il conto Giulio si lascerà andare a uno spontaneo abbraccio con Aimo). Anche perché siamo o non siamo abituati a vederli (anzi a non vederli) sempre e solo in cucina.
E così mentre noi ci interroghiamo sul segreto del successo degli spaghetti al cipollotto, piatto cult del locale (in carta dal ’65); se era il caso di trasformare il Tiramisù in Tirami Sud, omaggio di Aimo ai 150 anni dell’Unità d’Italia e ai suopi sapori (il mascarpone Lombardo incontra i capperi di Pantelleria canditi al miele); su quale miscela di caffè scegliere (in lista ce ne sono ben tre tra cui optare), a riportarci alla realtà ci pensa il nostro piccolo di casa che, alla luce dei suoi sette anni, sintetizza così la serata: "Buonissima questa pasta al pomodoro".  Del resto quando una pasta è fatta con grandissime farine il condimento può anche essere un filo d'olio, anzi di pomodoro. Peccato solo che il conto sia così salato.